take a seat

http://www.new-territories.com/twhichnecrose.htm

DECOMPOSIZIONE ARCHITETTONICA

15.02.2012 ways of seating Giovanni Corbellini

Che la contemporaneità non riesca più a produrre rovine, ma solo rifiuti (come ha recentemente sostenuto un sempre più apocalittico Marc Augé), è un destino concretamente presente. La complessità delle nostre organizzazioni economiche e sociali tende infatti a esigere risposte immediate a desideri in continua evoluzione, orientando verso una estrema specificità, qui e ora, ogni tipo di produzione, compresa l’architettura. La ridondanza materiale, strutturale, e tipologica cui le strategie “durevoli” di tradizione vitruviana si affidavano per affrontare mutamenti e imprevisti è quindi diventata progressivamente inservibile. Tanto che il vero monumento della nostra epoca è un edificio concepito per essere temporaneo: la Tour Eiffel, simbolo tenuto in vita artificialmente (grazie a una continua manutenzione) di quella condizione di usura del senso e della fisicità materiale che costituisce l’orizzonte pervasivo e inevitabile dello Junkspace descritto da Rem Koolhaas.

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L’accelerazione del ciclo produzione-consumo comporta allora la trasformazione del rifiuto in materiale della ricerca “avanzata” di arte e architettura. Un’attività di riciclo fisico e concettuale nella quale spicca il gruppo di architetti francesi R&Sie(n), capaci di estrarre dalle materie più entropiche ed esauste insospettabili qualità operative. Con il progetto di un padiglione biodegradabile, sperimentato come installazione in una galleria danese ed esteso a dimensioni in grado di ospitare un evento espositivo in un successivo progetto per Stoccolma, François Roche e Stephanie Lavaux invertono significativamente il processo. Le loro “cose necrotiche”, realizzate con polimeri di origine vegetale, accelerano i processi di decadimento chimico e biologico e, insieme, la spirale di paure e desideri, disgusto e attrazione legata al rapporto tra natura e artificio (con il vantaggio specifico di abbattere i costi e le esternalità legate a smontaggio, stoccaggio e smaltimento). La perdita di definizione cercata, rappresentata, simulata in molte delle più interessanti proposte recenti trova così effettiva realizzazione nel progressivo scioglimento della struttura: un esperimento letterale e fenomenico di decomposizione architettonica.

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“things which necrose”
Denmark 2009 + Sweden 2010
Architect: R&Sie(n)… Paris
Creative team: François Roche, Stéphanie Lavaux
Collaborator: Maxime Aumon-Bemelmans
Contractor: CHD / Christian Hubert Delisle
Key dimensions: 10 m² (Denmark) + 400 m² Stockholm

Client:
- Louisiana Museum of Modern Art, Denmark. Kjeld Kjeldsen, Arne Schmidt-Petersen
- Stockolm 2010, Sweden. Jan Aman, Färgfabriken / Jacob Fant, Rewir
 
Cost: 60 000 euros + 1.5 m euros

Design : Limited time span & biodegradable pavilion + prototype

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Scenario:
1) Developing a bio-plastic with hydro-soluble polymer from agriculture.
2) Designing a paneling relief, integrating membrane and structure of the building, which could be strategically and slowly “necrosed” by the control of the degree of humidity in atmosphere.
3) Developing the injection mould by CNC machine processing, 5 axes
4) Adding some mist nozzle to emphasize or reduce this disappearing protocol, as a dimmer system.
5) Adjusting the life span of a temporary building (one floor for the first experiment), from its construction to its melting down.

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