take a seat

JUICY SALIF, design Philippe Starck

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DESIGN: L’INUTILITÀ DELL’UTILE?

27.02.2012 ways of seating Fabio Di Bartolomei

Mi chiamo Fabio Di Bartolomei e la mia professione è quella del Designer, quindi, nella comune concezione che si ha di questo termine, progetto cose “belle”, di diverso genere, ma sostanzialmente “belle”. Questo è quello che comunemente si pensa dover trovare nel design ed è anche ciò che di più errato si possa ritenere. Un designer dovrebbe invece essere colui il quale, tramite la sua creatività, produce idee che risolvono alcuni bisogni della vita quotidiana dando ad esse una forma estetica. Essi rappresentano ciò che l’uomo desidererebbe avere anche alle volte senza una precisa consapevolezza. Non voglio essere frainteso, il designer non è il salvatore del mondo, ma può certamente operare affinché con il suo progetto vengano risolti alcuni problemi della quotidianità. Pensiamo ad una maniglia può essere conformata in modo particolare per agevolare la presa ad un portatore di handicap, oppure essere studiata per non aver bisogno di alcuna presa, come quelle a spinta usate nelle porte di sicurezza antipanico, due soluzioni progettuali per uno stesso oggetto ma, per situazioni particolari diverse, ambedue agevolano l’apertura di una porta. Definiamo quindi che cosa è un buon oggetto di design: esso per essere considerato tale deve unire in se tre aspetti importanti, la funzione che è l’analisi sociologica dei bisogni della persona alla quale si rivolge il pensiero del progettista, e nasce all’interno dell’evoluzione storico-sociale, la tecnologia che è il mezzo per produrre l’oggetto e l’industria ovvero il rapporto con chi dovrà materializzare quell’oggetto e proporlo quindi al mercato. Fino qui tutto abbastanza semplice. Ma dove stanno le complicazioni? Questo “povero” designer, concedetemi un po’ di sano vittimismo, si trova a combattere con numerose variabili. Il suo progetto infatti anche se perfetto, fatto con tutti i criteri prima espressi, viene analizzato da più parti in diverso modo: le aziende gli chiedono un prodotto che sia economico, facile da produrre e magari con pochissimi investimenti; il commerciante lo vuole attraente per la sua clientela, e d’altronde lo deve poi vendere; l’acquirente guarda prima all’immagine che l’oggetto ha quindi al prezzo e forse anche pensa al prestigio che il possederlo può dargli; in seguito, quando arriva a casa incomincia ad adoperarlo e riflette sulla sua funzionalità e sulla facilità d’uso. In quanto ho appena affermato c’è ancora un punto molto importante perché apre un capitolo del mondo del design al quale sia i progettisti sia i produttori dovrebbero pensare di più. La facilità nell’uso dell’oggetto. Ho letto recentemente a tal proposito un libro scritto dallo psicologo Donald A. Norman. Egli rapporta il design a tre Modelli Concettuali diversi; il Modello Progettuale ovvero quanto il progettista ha in mente, le linee guida che lo portano a disegnare quella specifica cosa, affinché la sua creazione sia facilmente usabile. Per ottenere ciò quest’ultimo si basa naturalmente sul suo personale background culturale che è fatto da studio, ricerca, esperienza, caratteristiche le quali tutte insieme stimolano la creatività che sta alla base del progetto; il Modello dell’Utente ovvero quello che l’utente percepisce dall’oggetto per comprenderne l’uso. Questi due modelli dovrebbero coincidere producendo quindi oggetti di facile uso. Il concetto appena descritto molte volte non si attua proprio perché le basi culturali, e per cultura intendo il background al quale mi sono riferito sopra, del designer e del fruitore difficilmente coincidono. Essi si parlano attraverso l’oggetto, le sue forme, colori ecc. e quindi la comprensione dell’uso dello stesso deve avvenire tramite l’Immagine del Sistema. È importante perciò che il designer renda semplice la comprensione dell’uso del suo progetto, affinché ogni cosa si trovi al suo posto ovvero, ubicata dove ci aspettiamo sia. Avevo nel mio studio un fax che rimaneva sempre acceso. Un giorno l’ho dovuto spegnere e per fare questo non trovavo il pulsantino di spegnimento. Non ci ho messo molto, ma ho dovuto guardarlo da più parti, sollevarlo, spostarlo dalla sua posizione che era adiacente al muro, e dietro ad esso in basso ho intravisto l’interruttore nascosto dal vassoio portacarte del fax; certamente la posizione non era quella giusta. Questo è un piccolo e forse banale esempio, ma se lo rapportiamo a molti degli oggetti d’uso comune che ci circondano e che acquistiamo, vedrete che spesso il problema sussiste. Mi viene in mente un oggetto bellissimo: lo spremiagrumi “Juicy Salif” disegnato da Philippe Stark, per capire l’utilità di questo oggetto, bisogna provare ad usarlo, se siete bravi il succo non vi scenderà lungo il braccio...auguri. In sostanza, dare un immagine al sistema comprensibile non vuol dire banalizzarla, essa può benissimo essere forte, innovativa, trasgressiva e quant’altro desideriamo proporre, l’importante è che se parliamo di un oggetto d’uso comune la comprensione della sua funzione e il suo uso stesso sia alla portata del fruitore.

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