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ECOGRAFIA ANTI-POP

07.05.2012 ways of seating Mustafa Sabbagh

La follia del consumatore "pop" sta nella sua voglia di vivere e rivivere la stessa emozione quasi al infinito , vedere e rivedere le stessi immagini già consumate del momento della loro apparizione .

Sarebbe stato per me molto scontato ed accattivante scegliere questa volta un tema del genere, un personaggio che fa già tendenza dal momento che si è già imposto sui web-media e media.

Allora io vi regalo una visone anti-POP.

Dopo avere per tanto tempo osservato il lavoro di una artista intimo ed intimista come Stefania Bonatelli . Cosa è più intimo di una chiacchiera con Stefania:

1. immaginare una mostra d'arte come un abito ha un senso?

Sì, certamente sì se è una 'personale'; quando raccolgo ed espongo le mie opere manifesto ai miei interlocutori, al mio pubblico, chi penso di essere e come voglio essere percepita da loro, che cosa sono in grado di offrire, propongo la mia visione del mondo, al medesimo modo come quando indosso un abito che, consapevolmente o no, scelgo per mia presentazione, a volte curando certi dettagli che all'osservatore acuto dicono ancor di più di quanto io intenzionalmente intenda comunicare. La differenza è che l'abito è diverso a seconda delle circostanze, perciò di volta in volta rivela un certo aspetto della mia personalità, mentre un'esibizione copiosa della mia produzione artistica fornisce all'osservatore una visione globale di me, almeno della me di quel momento. Lo stesso vale se la mostra raccoglie le opere di un gruppo omogeneo, di una scuola, ma non se l'esposizione presenta opere di artisti di tendenze varie , allora non può essere paragonata ad un abito, ma a uno zibaldone, a una miscellanea e se dietro c'è una scelta discriminante ad un'antologia.

2. nelle crisi economica attuale come si fa a fare arte e mostrare l'arte?

La crisi economica stimola la creatività e induce a trasformarla in pittura, in fotografia, in poesia, perché il ridotto accesso ai beni materiali favorisce l'emergere del 'vero', riscopre i valori fondamentali della vita ... e, appunto, dell'arte. Anche mostrarla ha un senso, come invito alla contemplazione che non arricchisce di meno di un possesso.

3. dimenticando il fattore numeri "e consumo " ha senso nel 2012 parlare di cultura settoriale quando veniamo attraversati di milioni di informazioni eterogenei ( vedi il web) ?

Per me nulla è settoriale, la mia visione è olistica, da sempre, prima della cosiddetta globalizzazione, prima di web; tutto influenza tutto, e non solo nell'arte, nulla sarebbe come è senza tutto il resto. I miei scatti risentono della storia, dell'architettura della musica della guerra del clima e di tutti gli eventi del mondo, noti o ignoti che mi siano. Ogni mio scatto è la sintesi di ciò che è entrato in me in quarant'anni di vita ed è secondario che io ne abbia o non ne abbia memoria e consapevolezza.

4. in quale direzione sta andando l'arte moderna?

non lo so. Forse non in un'unica direzione. una parola per definire

Martin margela: ologramma

sasha waltz: sequenze

rem koolhaas: agnosco

caravaggio: fotoreggetore

Werner Herzog consiglio

jean genet: uggioso

 

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