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FOTOGRAFIA VERSUS RENDERING

12.03.2012 ways of seating Paolo Capizzi

Generalmente i “renderari” (intesi come professionisti che realizzano immagini fotorealistiche utilizzando dei software molto complessi e dai nomi alle volte indecifrabili) sono visti e considerati come i peggiori nemici dei fotografi industriali. Questo perché ultimamente i rendering stanno iniziando a sottrarre sensibili quote di mercato nel mondo che da sempre è stato considerato uno degli esclusivi territori di caccia dei fotografi : i cataloghi d’interni. Considerando l'attuale il clima economico dove recuperare un nuovo cliente/lavoro diventa sempre più difficile si capisce perché alcuni fotografi professionali vedano i grafici 3d come degli scomodi intrusi. In realtà questo atteggiamento di chiusura non porta nulla di buono,  ma anzi si possono invece perdere occasioni di nuova crescita. In questo scenario dobbiamo invece sottolineare che Luca Tassotto e Massimo Puzzolo proprietari dell’Agenzia LemonStudio di Udine si sono incamminati nella direzione diametralmente opposta. Lo scorso anno in occasione di una giornata di incontri fra aziende (Matching Day 2011) organizzato dalla Confartigianato Udine, una società di grafica 3D (Segnoprogetto s.r.l.) ha proposto loro una forma di collaborazione tra il mondo del 3D con quello della fotografia reale. La “Mission” era quella di elaborare un’immagine che contenesse sia elementi fotografici che di rendering. L’occasione era data dall’Udine 3D Forum (giornata di incontri/discussioni sul campo del 3D) del novembre scorso. Uno degli interventi della giornata era “fotografia versus rendering” dove la provocazione era quella di mettere a confronto le 2 correnti di pensiero andando a sottolineare le parti complementari con i vari potenziali che ne potevano nascere. Partendo da un prodotto da fotografare senza ambientazione (una cucina in questo caso) si doveva ottenere un’immagine ambientata da catalogo mixando assieme le 2 tecniche. L’ immagine finale  doveva mantenere il “sapore” di uno scatto fotografico con una “location” ricostruita completamente in 3D.

Tutto questo per dimostrare che senza spostare il prodotto dall’azienda e senza riprodurre fisicamente un set fotografico si poteva ottenere un’immagine emozionale. Tralasciando la descrizione tecnica di come si è realizzato il progetto possiamo invece affermare che il risultato finale è stato di alto livello. A tal punto da ottenere anche il positivo giudizio dell’azienda che ha accettato con entusiasmo questa prima sperimentazione mettendo a disposizione uno dei suoi modelli e decidendo, una volta visionata l’immagine finale di proseguire su questa strada con altri progetti.

Tutto questo per ribadire che fino a quando si aggiungono delle capacità e si ha il coraggio di ri-mettersi in discussione si percorre la giusta strada per offrire sempre miglior qualità nei servizi rivolti alle aziende.

 

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