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IL LUOGO RIPRESO

29.02.2012 ways of seating Filippo Saponaro

Quattro anni fa ebbi il piacere di fare una gita nel cuore della Val d’Orcia toscana. Qui venni invitato a visitare il rudere di un’antica cascina ricca di fascino. I proprietari, lei goriziana e lui veneziano, una coppia colta da sempre nella ristorazione, mi avevano raccontato l’intenzione di realizzare un agriturismo con poche camere accoglienti e di voler produrre alimenti di alta qualità nel rispetto della terra e dell’ambiente.

L’edificio, anche se in condizioni pessime, mi trasmise suggestioni uniche e intuii un potenziale recupero di qualità: pietra, mattoni e legno al centro di una vallata circondata da boschi, in lontananza solo qualche luce della vita contemporanea. Il luogo era magico e sembrava di essere tornati indietro nel tempo.

L’anno scorso, all’epoca della mia seconda visita, il cantiere era avanzato, ma i lavori da fare erano ancora molti. La ristrutturazione si è però rivelata subito molto interessante, sia per il progetto architettonico che per quello tecnologico. L’architetto incaricato si è dimostrato attento alle esigenze dei committenti operando in modo discreto, senza scivolare in vezzi modaioli o in elementi stilistici particolarmente riconoscibili. L’approccio sensibile al progetto ha trovato continuità nelle realizzazioni tecniche ed impiantistiche e si è infine rispecchiata nella scelta dell’arredo.


Il riscaldamento è risolto a parete e rilascia il calore uniformemente per irraggiamento con un sistema che sembra inventato sul posto, per il quale gli originali muri di pietra e mattoni sono stati leggermente assottigliati solo dove necessario. Tutti i materiali utilizzati sono  legati alla bioedilizia: lo strato di paglia a contatto con il muro, la serpentina di tubi di rame e le pareti intonacate mescolando calce naturale, argilla e paglia d’orzo. La scelta dell’intonaco d’argilla è stata dettata da considerazioni d’ordine estetico, ma si tratta comunque di prodotti naturali, igienici, dotati di qualità tecniche molto elevate. Il tetto ventilato è stato realizzato con travi in massello d’abete, accostate e tassellate con perni di legno duro senza l’utilizzo di colle e chiodi.


Quando sono ritornato, un mese fa, l’agriturismo era già in funzione e il risultato ha incontrato perfettamente le mie aspettative. Le finiture sono state realizzate nel rispetto della tradizione, usando materiali naturali, non alterati da vernici o protettivi. Il legno è stato oliato e le pietre bocciardate o lasciate a spacco. Il pasto serale viene rischiarato da candele e poche luci calde e il tutto richiama la semplicità conventuale fatta di pochi elementi essenziali. Gli arredi delle camere seguono linee pulite e nella sala da pranzo, pur nella commistione di stili, ogni cosa sembra occupare il proprio posto da sempre: panche antiche e tavoli recuperati sono stati sapientemente accostati a sedie friulane della tradizione o dal design contemporaneo, come quelle di Walter Toffoloni, tutte lasciate rigorosamente al naturale. L’edificio, interpretato con saggezza ed entusiasmo, ha ritrovato la propria anima.



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