take a seat

OTTAVIO MISSONI E LE SUE SEDIE

09.03.2012 ways of seating Paola Treppo

Dal muro degli orti alle sedie d’ebano degli alberghi di Edinburgh

Ha spento le sue “prime” 91 candeline lo scorso 11 febbraio ma, al di là dell’età anagrafica, il celebre stilista Ottavio Missoni resta un bambino: incantato dalla natura e contraddistinto, come molti creatori, da quello stupore sempre vivo di chi si emoziona davanti alla bellezza, come la scoprisse per la prima volta. E anche quando gli chiedi il suo rapporto con l’accomodarsi, con il mondo del sedersi, evoca spontaneamente, in un attimo, immagini e sensazioni che hanno più a che vedere con le emozioni che con la praticità di un funzionale elemento d’arredo e di alto contenuto di design: “da ragazzo mi accontentavo e mi piaceva passeggiare nei parchi, e se c’era la morosa meglio ancora. Stare vicini, seduti sulle panchine, all’ombra del verde degli alberi, nel fresco”. Spensierato. E sempre incantato. “Si andava poi in campagna e allora ci sia appoggiava a un muro d’orto, in sasso, magari. Forse un po’ scomodo. Ma così speciale per poter osservare il continuo andirivieni delle operose formiche..”.

 

 

E da grande? Se mai lo è stato? “La sedia diventa molto importante, anche se ci badiamo poco. È ovunque e serve sempre. Anche se devo dire che non tutti comprendono quanto possa essere scomoda, a volte. Certi ristoranti, ad esempio, ma non tutti.. sì, certi ristoranti devono persino avere il cameriere per spostarle e farti mettere a tavola, tanto sono pesanti e difficili da muovere. Non comode, insomma”.

Che fare, allora? “Creare sedie leggere e stabili, che uniscano robustezza a facilità nell’essere maneggiate. Belle e comode, sì, anche da guardare”. Quando disegna, Missoni, e ci tiene a sottolineare che lo fa solo con pennarelli e fogli a quadretti “di quelli che si usano a scuola”, lo fa raramente in piedi, nel suo studio. “Ah, sì, ci vuole una sedia morbida, che si possa alzare, anche se non ha le ruote. Poi la schiena.. E poi dipende dal momento”. A casa, invece, le sedie assumono una connotazione e una funzione diversa: “per accomodarsi, stare insieme, per bere il caffè. Lo prendiamo tutti a tavola, il caffè, in famiglia”.

 

 

Missoni e il colore: un binomio che l’ha fatto conoscere in tutto il mondo. “La sedia e il colore? È un rapporto importante sì, tant’è vero che mia moglie, la Rosita, ha deciso di scegliere le sedie personalmente e tutte in legno diverso, a seconda della situazione. Di ciliegio per la casa in cui viviamo, di frassino per l’abitazione di Milano, di rovere di fiume per la Sardegna, d’ebano per gli Alberghi Missoni di Edinburgh e d’acero, infine, per gli Alberghi Missoni in Kuwait. Ha deciso così. Sono sedie danesi, molto belle e resistenti. Mi piacciono molto”. E delle sedute del Distretto della sedia che ne pensa? “Certamente ne avrò incontrate parecchie durante i miei viaggi. Ma non hanno mai avuto l’accortezza di.. presentarsi”.  

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