take a seat

SULLA SEDIA DEL REGISTA

21.02.2012 ways of seating Paola Treppo

Sedersi sul set di un film, su quella che la storia del cinema ci rimanda come un’immagine classica, la sedia da regista. Ma che rapporto hanno gli uomini della pellicola, oggi, con questa seduta cult?

 

 

“Per le grandi produzioni - osserva il regista friulano Lorenzo Bianchini, primo premio della Giuria e primo premio del Pubblico alla mostra del Cinema friulano per il suo lavoro più conosciuto, “Radice quadrata di tre” - forse c’è ancora la possibilità di sedersi e di osservare la scena. Sulla sedia da regista. Nella maggior parte dei set, però, chi opera sta in piedi, piegato sulle ginocchia, o si muove”.

 

 

Lo conferma anche Renzo Martinelli, impegnato in queste settimane nell’ultimazione di “Carnera. The Walking Mountain”, dedicato al grande pugile friulano nativo di Sequals: “si gira in piedi, non c’è tempo per sedersi”. Bianchini, che entro la fine di quest’anno terminerà il suo nuovo film thriller ambientato nei boschi di confine tra Italia e Slovenia, usa, semmai, insieme ai suoi collaboratori, ciò che offre lo spazio naturale del set: nel caso del macchia transfrontaliera, ad esempio, fungono da sedia il tronco degli alberi, il ramo, la radice. “È il legno, in questo caso - osserva - il nostro sostegno, un elemento che rimanda comunque direttamente alla materia prima più utilizzata per creare una sedia. Un elemento vivo, che parla delle nostre origini, della nostra storia”.

 

 

Non nasconde, il regista friulano, l’importanza che avrebbe una seduta ad hoc, nelle operazioni di ripresa. “Si sta spesso inginocchiati davanti allo schermo video e, negli anni, questa postura innaturale può dare diversi problemi. Non solo al regista ma anche ai suoi collaboratori”. E lancia una proposta: “realizzare uno sgabello, o una seggiola versatile, da usare con facilità. Perché di tempo ce n’è sempre poco”. Le caratteristiche? Leggerezza, robustezza, comodità, semplicità di trasporto. Capacità di adeguarsi a diverse superfici, tutte quelle più creative e varie che contraddistinguono le location di un film o di un lungometraggio. Quelle scelte da Bianchini in queste ultime settimane sono state il paese semi abbandonato di Topolò di Grimacco e la frazione di Monteprato di Nimis, entrambi borghi al confine in provincia di Udine. Sono queste le ambientazioni nel nuovo thriller in produzione, centrato su un etologo naturalista che nel bosco, impegnato nel censimento della fauna locale, farà inusuali e spaventosi incontri.

 

 

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